il teatro comico per passare una serata indimenticabile

Tre clown (Gualtiero – il clown bianco - Fulvio e Virgilio - gli Augusti) si confrontano con La Grande Storia del Cinema attraverso un excursus, ai confini dell’assurdo e del demenziale, che va dalle tecniche cinematografiche quali il doppiaggio e l’uso dei sottotitoli, attraverso le origini del cinema muto fino ad arrivare alle parodie di grandi film quali fra tutti  “Matrix”, “La Dolce Vita”, “Via col Vento”, il “Padrino”, “Il Buono, il Brutto e il Cattivo”… Ma se nel film “Il Buono, il Brutto e il Cattivo” il Brutto diventa Triste e il Cattivo è Brutto, allora si chiamerà “Il Buono, il Triste e il Brutto-e-Cattivo”  ?? E il Doppiaggio è realmente quella tecnica per cui se un attore parla in una lingua, il pubblico lo sente nella propria ?L’excursus è commestibile? E i Sottotitoli scorrendo sotto tutto il tempo non si stancano ? Con una comicità fisica arricchita da innumerevoli gag e battute, tra meccanismi clowneschi classici e innovativi lo spettacolo acquista un ritmo incalzante che coinvolge e rende continuamente partecipi gli spettatori, accompagnandoli dopo 1000 imprevisti al gran finale con l’esecuzione di alcune celebri colonne sonore suonate dal vivo con sax, clarino e una canna da pesca…musicale. Insomma, uno spettacolo sul cinema per i NON appassionati.

il teatro interagisce e si confronta con gli spazi aperti e rappresenta una tappa di un lavoro che ha per tema il viaggio ed i tanti modi di essere viaggiatori: nella vita e sulla scena.Lo spettacolo nasce dai testi di un gruppo di persone che vivono il disagio psichico e si incontrano in un laboratorio di scrittura, sentendo il desiderio e la necessità di raccontarsi. Lo spettacolo non sviluppa una compiuta trama drammaturgica; non racconta una storia, ma tante storie, frammenti di esistenze, enigmi di personalità, pensieri, sogni, desideri. E’ un viaggio nei meandri della mente e del cuore; è il tentativo di dare un senso a quell’abisso spaventoso e magnetico che c’è in ogni persona, alla vertigine dell’esistere e del vivere.

Attraverso l'interazione dei due personaggi i passanti poco per volta si trovano ad essere protagonisti,entrando in un gioco un po’ magico,un po’ ironico dove potranno lettralmente prendere a martellate le noie della vita quotidiana. Al richiamo del diavolo il "capro espiatorio"che si sacrificherà per il benessere mondiale e, nell'immediato, per il divertimento comune.Così tra poesia, rabbia , psicologia e comicità lo spettacolo diventa una sorta di anti-stress collettivo a cui diventa difficile sottrarsi ad ogni età

estiti con eleganti abiti di foggia secentesca, il volto e il capo coperti di argilla bianca, una decina di attori attraversa la città con leggerezza, capaci di creare un’atmosfera di assorto silenzio, di stupito incantesimo. In un procedere di contrappunti e fughe, gli attori vivono la città (con le sue vie, le fontane, i monumenti, gli edifici…) ricreandola e trasformandola in una dimensione magica e atemporale, in un intarsio mitico e favoloso. L’azione scenica non è costruita solo attorno ai luoghi e alle cose, ma anche intorno alle emozioni e agli atti emotivi, come l’amore, la gelosia, il bacio, il riso che gli attori affrontano con ironia, ora lieve, ora marcata. E il sentimento, enfaticamente simulato, è come gridato nella fissità delle figure in posa, nelle iperboli, nelle metafore. La parola lascia il posto alla pura immagine, capace di suscitare emozioni e di evocare atmosfere ora sensuali, ora giocose, ora tenui e malinconiche.

“Sospinti da una brezza misteriosa, appaiono all’improvviso nella via, dotati di candide ali. Sono gli attori del SILENCE teatro che, sotto forma di angeli, attraversano la piazza sollevando mulinelli di emozioni e scaglie di ricordi. In silenzio prendono possesso della città e raggiungono postazioni elevate: un arco, una finestra, un terrazzo, una scala, un torrione… La festa può iniziare. A proteggere la città ci sono ora queste mute presenze lievi e poetiche, forme di sogno che si elevano verso il cielo e al tempo stesso rivolgono i loro sguardi amorevoli verso la terra. Gli artisti, così sospesi tra cielo e terra, nella tensione dei corpi rivelano il desiderio struggente di volo e nella fissità delle posture un’energia incontenibile. Reale ed irreale respirano lo stesso respiro. La festa si consuma e gli ultimi suoni tacciono. Cerchi con gli sguardi gli angeli, ma loro non ci sono più, sono volati via, leggeri e discreti. Con questo nuovo spettacolo il SILENCE teatro prosegue il proprio lavoro di ricerca attraverso forme di espressione tendenti al connubio fra teatro e ambiente, tra spazi urbani e proposta artistica. Questa performance è dedicata soprattutto a coloro che caparbiamente credono ancora possibile assaporare la straniante bellezza del sogno.

“Malapianta”, una storia antica ma anche attuale, un racconto sulle solitudini, sui desideri e le passioni dell’uomo. Una riflessione sulla natura umana, sul bene e sul male. All’inizio una parata di Angeli in festa, scevri dal peccato, creature oniriche dell’immaginario notturno. Un tripudio di corpi lievi, silenziosi, in azione nei movimenti lenti, sospesi. Una parata magica, surreale, di forte impatto visivo e di poesia. La bianca schiera conduce gli spettatori in uno spazio deputato all’azione. Spazio senza confini, remoto, in un tempo senza limiti. La scena è scarna, segnata solo da un scultura ipermoderna (l’albero della tentazione? Una torre di avvistamento? Una macchina da guerra o di tortura? Un ricordo rupestre?). Qui si attende… qui qualcosa deve accadere. Tutto è fermo, poi una piccola piuma bianca nell’aria… la vocazione alla caduta. Una sottile inquietudine preannuncia lunghi dolori. Ed ecco una guida, una sorta di Virgilio al femminile, accompagna lo spettatore attraverso la storia; racconta i fatti nodali, mette in guardia, commenta, prega, prevede, compiange la perdita dell’innocenza e l’amaro e fatale destino dell’uomo. L’azione precipita. Assillati dalla dolorosa presa di coscienza della loro inferiorità e subordinazione, gli Angeli ribelli tentano di impossessarsi del potere divino, sovvertendo la loro esistenza. La musica sottolinea potentemente lo scoppio della rivolta, la violazione dell’ordine. In un’atmosfera livida, inquietante, si scatena una festa rissosa e sgangherata, con personaggi istrionici e grotteschi che sembrano usciti da un affresco popolare: l’immagine degli orrori contemporanei. Nell’aria ristagnante si celebra la lotta tra libertà e perdita, tra bellezza e morte, tra desiderio e realtà: la discesa negli abissi dell’umanità. Tuttavia l’esaltazione del desiderio, degli eccessi, del repellente, della violazione dell’etica e dell’ordine non offre sollievo, né soddisfazione e gli accadimenti conducono alla tragedia finale, con la cacciata di Adamo ed Eva dall’Eden. Ora gli attori si tolgono la maschera, indossano i panni della quotidianità e se ne vanno , verso la ragione del dolore, testimoni di un attraversamento fatale, alla ricerca di un’alba diversa. Li accompagna forse solo la speranza che nasce da ogni buio di storia.